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Spazio configurabile configurato configurante

Affinché  possa aver inizio una consulenza socio-pedagogica(ma questo vale per ogni tipo di consulenza) e svilupparsi una relazione che conduca, almeno uno dei partecipanti, a una qualche forma di cambiamento, è necessario porre una serie di condizioni. Queste condizioni fanno parte del setting: un luogo fisico e virtuale, uno spazio fisico e spazio psicologico . Il setting è lo scenario spazio-temporale-emotivo dove avviene la relazione; esso è tutto ciò che noi creiamo, è tutto quello che siamo, è altresì la capacità del consulente di instaurare una relazione significativa e portarla avanti nel tempo fino al momento del congedo, ma soprattutto è il contratto che, con le sue regole protegge la relazione ed il setting stesso.
La consulenza acquisisce l'aspetto di una grande stanza vuota che nel corso del tempo si riempie di ''oggetti'', alcuni predisposti ad hoc dal consulente, altri portati, spesso in maniera confusa e casuale dal cliente. A questi ultimi si deve trovare il giusto posto. L'ambiente del setting prende forma dal primo incontro, dagli stati emotivi, dalle preoccupazioni, dalle problematiche che la persona apporta sedendosi di fronte al consulente. Ma tra questi ''oggetti'' ci possono essere dubbi, ansie, sfiducia, incomprensioni, che ci si ritrova a organizzare e sistemare attraverso tutti gli strumenti di una relazione professionale e significativa.
L'accoglienza, l'asimmetria della relazione, che delega al consulente la decisione di quando avvicinarsi e quando ridurre la distanza, l' intenzionalità e la responsabilità direzionale specifica di un incontro con obiettivi chiari e ben delineati in vista del momento di chiusura e di congedo (perchè ogni consulenza ha bisogno di un termine prestabilito per evitare ogni forma di dipendenza e mancanza d'autonomia, caratteristiche di obiettivi mai raggiunti), son gli scaffali in cui verranno posti gli '' oggetti'' portati da ogni persona
consulente socio pedagogico