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Disturbo Specifico dell'Apprendimento e Difficoltà di apprendimento, quali differenze?

La difficoltà di apprendimento è una forma lieve di disgrafia disortografia discalculia e/o dislessia i cui parametri non rientrano nella classificazione di DSA.

Il disturbo è innato e ha origini neurobiologiche, mentre la difficoltà può essere acquisita in quanto legata ad un contesto socio-culturale e relazionale che può influire  una determinata prestazione e abilità di calcolo, o di letto-scrittura.

Un numero  considerevole di alunni della scuola di base presenta problemi e difficoltà di apprendimento  che incidono in modo rilevante sul rendimento nelle varie discipline, causando spesso un vero e proprio disadattamento scolastico.

Le cause possono essere così sintetizzate:


- Lievi difficoltà percettivo-motorie,
- Difficoltà di attenzione e di concentrazione che comportano una discontinuità nelle prestazioni, uno scarso mantenimento delle acquisizioni, ed esecuzioni spesso incomplete del compito.
- Il Ritardo cognitivo, che provoca lentezza di esecuzione di compiti e una difficoltà nel trasferire e riutilizzare conoscenze apprese.
- Determinati problemi legati alla sfera affettiva e nella comunicazione, dai quali possono derivare  atteggiamenti e comportamenti inadeguati.

Queste difficoltà generiche dell’apprendimento sono solitamente dovute a un ritardo evolutivo, a una scarso bagaglio di esperienze, a scarso investimento motivazionale e, non di rado, a una serie di errori di tipo pedagogico che i docenti compiono sia nelle prime proposte didattiche per l'approccio alla lingua scritta che nei tentativi successivi di recupero  delle competenze non adeguatamente acquisite Spesso spesso infatti gli  interventi si limitano ad aumentare gli  esercizi, si basano quasi esclusivamente su una richiesta di memorizzazione di regole. Non di rado si verifica che ad un iniziale momento  rendimento migliore, si susseguono  regressioni e ripetizioni degli errori iniziali, se non un aggiunta di nuove problematiche.

In tali situazioni l'alunno, che ha già sperimentato frustrazione e pesanti attacchi all'autostima non di rado sviluppa senso di inadeguatezza di fronte alle richieste scolastiche, un forte riduzione del proprio senso di autoefficacia e  una successiva demotivazione verso l'apprendimento spesso accompagnata da manifestazioni emotivo-affettive particolari quali la forte inibizione, l’aggressività, gli atteggiamenti  di disturbo alla classe e, in alcuni casi, la depressione.

Ritenendo di non essere all’altezza dei compagni e di non essere considerato all'interno del gruppo classe può mettere  in atto comportamenti particolari di disturbo, come  fare il buffone di classe.
Per non percepire il proprio disagio spesso mette in atto meccanismi di difesa ( che poi  non fanno che aumentare il senso di colpa) come il disimpegno ( “Non leggo perché non ne ho voglia!”; “Non eseguo faccio il compito perché non mi interessa”...) o l’attacco aggressivo particolarmente irritante per insegnanti e familiari
Talvolta il disagio di ritenere che nessuno sia soddisfatto di lui, né gli insegnanti né i genitori,  è così elevato da porlo in una condizione emotiva di forte inibizione e chiusura rispetto all'ambiente scolastico e familiare

In famiglia generalmente le cose non vanno meglio: per la maggior parte dei genitori la scuola è importante, è al primo posto nella vita dei bambini e dei ragazzi, tutto il resto viene dopo

Ecco allora che si sottopongono i figli ad estenuanti esercizi di recupero pomeridiano, si elargiscono punizioni  e, talvolta si arriva anche a far cambiare scuola al figlio, cosicché sia il bambino che la famiglia tutta vivono esperienze frustranti, generatrici di ansia e di un clima affettivo non certamente favorevole per riacquisire autostima e sicurezza.

Piccoli suggerimenti

Lavorare su una stretta alleanza scuola famiglia di rispettivo rispetto e considerazione. Porre piccoli obiettivi da raggiungere 

 Se il disturbo non è specifico ma è solamente una difficoltà può bastare poco per recuperare . L’eccessiva ansia può accrescere il problema e creare insicurezza nel bambino.

 

 Non sottoporre a continui esercizi l'alunno in difficoltà e tentare di renderli più semplici ; in questo modo si eviterà uno stato di tensione più forte.

 

Assolutamente non sostituirsi al ragazzo/bambino nello svolgimento delle attività scolastiche, da una parte si aumenta il suo senso di incapacità dall'altro perde valore ogni lavoro svolto da altri

 

 Ricordarsi che l’apprendimento non riguarda solo ciò che si fa a scuola. Possono essere presenti difficoltà di coordinazione, di organizzazione e di linguaggio, che ostacolano il regolare sviluppo dell'autonomia. In questo caso il rimprovero non aiuta e sono necessari la condivisione e il sostegno dell'adulto.

 

Responsabilizzare i ragazzi dimostrando di avere piena fiducia in loro dando incarichi di difficoltà crescente comunicando loro l’importanza di questi piccoli aiuti per la famiglia.

 

 Se le difficoltà sembrano essere particolarmente evidenti, non indugiare a chiedere consiglio a un'équipe psico-medico-pedagogica, che saprà trovare strumenti e modalità aiutarlo. Anche in questo caso non riversare eccessiva ansia sul bambino; spesso i problemi descritti non derivano da ritardi cognitivi e adeguati itinerari educativi e relazionali possono facilitare i processi di apprendimento facilitando  l’evoluzione delle competenze e dell’autostima.