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Il Curriculum.....

...e le altre storie

Sarà il caso che racconti chi sono
Mi chiamoAntonella  Pampolini, dal 2008 laureata in Scienze dell'Educazione e della Formazione ad Urbino. Per molto tempo il mio lavoro è stato quello di Educatrice Professionale nei più svariati contesti.
Tengo a precisare che non sono Educatrice (che poi solo il termine evocala signorina Rottermeier di Heidiana memoria ),quello è solo il mio lavoro, una parte di me ma non l'intero. Antonella è molto altro, anche se quel "molto altro" si riflette nella professione. E non potrebbe esser diversamente, perché verrebbe meno il tratto distintivo di ogni professione pedagogica: l'autenticità
Ho iniziato e continuato a lungo con i minori nelle comunità con provvedimenti penali e civili. Lunghi anni trascorsi con gli adolescenti e le loro famiglie, con i MSNA (minori stranieri non accompagnati) han gettato le basi esperienziali , alle quali ho aggiunto una formazione continua per avere strumenti idonei e non solo teorie per rendere l'approccio pedagogico pratico ed efficiente.
Intanto crescevo e cambiavo settori, dall'autismo alla psichiatria, dai minori agli adulti, dall'immigrazione alla tratta di esseri umani, soprattutto donne destinate alla "strada". Ho iniziato ad occuparmi anche di consulenze socio-pedagogiche alle famiglie, lavorando all'interno di esse, sia con i figli che con gli adulti. Si impara con il tempo a collaborare con i genitori per rendere la relazione educativa funzionale ed adeguata. Si capisce quando è il momento di restare ad osservare, quando ascoltare, quando intervenire.


Si superano, con l'esperienza e con l'interiorizzazione di tanti approcci pedagogici e teorie,  i miti classici dell'educazione; le rappresentazioni che ogni educatore ha circa l'educazione. Cadono ad uno ad uno il Mito della Fortificazione, per cui si impara attraverso la sofferenza: il Mito dell'Educatore Buono, per cui l'Amore è l'unico principio dell'agire; il Mito del Salvatore , destinato a liberare ogni persona dal proprio male; il Mito dell'onnipotenza, per la quale con la Volontà si può tutto; il Mito della spontaneità, che permette di improvvisare ogni azione in nome del "è giusto così"; il Mito del"tanto son tutti uguali", che annulla ogni possibilità di ascolto e di valorizzazione delle differenze.
La mitologia è bella, affascinante ma solo sui testi degli autori, nell' agire quotidiano ogni educatore si trova di fronte a una miriade di situazioni, persone, vissuti differenti e, se vuol agire, deve imparare a pianificare, a far progetti e a rivisitarli in corso d'opera, a porre l'intenzionalità  alla base di ogni azione, riconoscendone l'effetto potenziale, ma soprattutto a fallire e a riconoscere l'impasse pedagogico, qualora si presenti, oltre che le barriere comunicative tra mondi diversi dati da diversità anagrafiche, culturali, sociali, e via dicendo.
Lavorando con ragazzi BES, ADHD, o con diagnosi DOP. ho realizzato quanto il contesto che creiamo intorno ad essi sia fondamentale, quanto possano acquisire in sicurezza, autostima e autoregolazione attraverso il dare e ricevere fiducia e rispetto, ma soprattutto osservazione attenta ed ascolto  profondo.
La trasposizione poi di tali "strumenti" dell'empatia più pura in altri ambiti diviene automatica, non per l'abitudine alla pratica ma perchè parte integrante del proprio essere.
E si riorna all'autenticità di cui si parlava all'inizio e che non può, per fortuna, essere maschera ma solida struttura su cui creare relazioni interpersonali significative ( nel lavoro come nella vita quotidiana)