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ADHD, QUANDO IL BAMBINO NAVIGA LA TEMPESTA  SENZA ALCUNA ROTTA

 

Ci sono degli alunni  per i quali il diritto all’inclusione scolastica viene ancora oggi messo in discussione: sono bambini / ragazzi con problemi di comportamento: non stanno fermi, non rispettano le regole, provocano e mettono in crisi docenti e personale scolastico, creano tensioni con i compagni. Sono gli alunni ADHD. 

Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (DDAI), Attention Deficit/Hyperactivity Disorder (ADHD), è l' etichetta diagnostica utilizzata per descrivere bambini che presentano problemi di attenzione, impulsività e iperattività in contesti sociali anche molto diversi tra loro (a casa, a scuola, con gli amici…).

Sono quei bambini/ragazzi che più mettono in crisi l'adulto, soprattutto quando son presenti altri tipi di DSA, ma sono anche quelli che più di tutti hanno bisogno  di andare a scuola e di socializzazione anche in contesti extrascolastici, perché proprio attraverso il contatto quotidiano con gli altri bambini, in un contesto educativo efficace, è possibile superare le loro difficoltà di relazione.
Nessuno si sognerebbe di allontanare dalla classe o dalla suola un alunno non vedente, di chiamare i genitori per venire a prendere il bambino sordo se mostra segni di insofferenza. Eppure, queste ed altre pratiche “esclusive” (nel senso, ovviamente, di opposte a “inclusive”) sono diffusissime nelle nostre scuole quando la disabilità, o il disturbo, in questione è di tipo comportamentale, anche se regolarmente certificato e con risorse specifiche di sostegno o personale educativo

La scuola in queste situazioni si trova molto spesso  in difficoltà e si rapporta alle famiglie di questi alunni con atteggiamenti vessatori, con limitazioni arbitrarie al diritto alla frequenza scolastica, con punizioni erogate senza nessuna garanzia e senza assunzioni di responsabilità.
Frequentissima, ad esempio, è la pratica di chiamare i genitori a scuola, imponendo loro di portarsi a casa il bambino che non sanno tenere, ma pretendendo, a livello formale, che il genitore firmi una richiesta di permesso di uscita anticipata, che poi la scuola “benevolmente” concede.

L'ADHD, come  deficit  rientra nell’ambito della Neuropsichiatria Infantile ed è un disturbo abbastanza comune durante l’infanzia e l’adolescenza, anche se spesso persiste durante l’età adulta compromettendo il funzionamento scolastico, professionale e sociale. Tutti coloro che quotidianamente si trovano a contatto con persone con questo tipo di diagnosi, a partire dagli insegnanti di scuola, dovrebbero conoscere nella giusta misura le caratteristiche del disturbo ed aggiornarsi continuamente sul piano professionale al fine di sviluppare quelle competenze necessarie per la gestione di tutto ciò che comporta l’ADHD, sentendosi così coinvolti e responsabili dell'educazione e del buon inserimento del bambino all'interno della classe. Molto importante risulta poi il confronto degli educatori con la famiglia e con gli specialisti, soprattutto con l’obiettivo di affrontare il problema. Se gli educatori  sono in grado di percorrere strade volte ad evitare l’emarginazione e la stigmatizzazione del bambino con ADHD, sperimentando tecniche che facilitano l’apprendimento e che potenziano i comportamenti positivi, il risultato andrà certamente verso una buona direzione, migliorando il benessere e l’autostima di questi bambini, oltre che la qualità stessa della vita di classe.

L’attenzione ed il sostegno non dovrebbe comunque fermarsi ai problemi scolastici ed extra-scolastici dell’età infantile e/o adolescenziale; questi soggetti necessitano di essere seguiti nel tempo in quanto l’iperattività, caratteristica principale, si manifesta invece come quell’esigenza di essere sempre in movimento, di passare rapidamente da un’attività ad un'altra, che sia un gioco o compiti scolastici, interferendo con l’esecuzione completa del compito o del gioco nel quotidiano anche se si tratta di attività piacevoli o di svago.

Altra caratteristica dell’ADHD è l’impulsività correlata in modo particolare all’iperattività, porta il bambino ad essere spesso impaziente, precipitoso, mostrando difficoltà nel rispetto delle regole presenti nel contesto in cui si trova. Spesso questi ragazzi si comportano in modo invadente sia nei confronti dei coetanei che degli adulti venendo descritti proprio come bambini che non stanno mai fermi e/o zitti. Ciò che manca è una scarsa regolazione delle risposte agli stimoli ricevuti dal contesto, rispondendo in maniera inappropriata ed agendo senza pensare

Per le problematiche e le variabili che il sintomo comporta occorrerebbe una continua formazione degli educatori e dei genitori, che venga riportata nel contesto scolastico come forma di sensibilizzazione e informazione per gli altri alunni. Una corretta preparazione teorica ma soprattutto competenze pratiche e strumenti utili aiuterebbero sia i genitori che il contesto scolastico

Le conoscenze teoriche da possedere utili ai fini di un adeguato tutoraggio di questi ragazzi riguardano alcuni degli aspetti neuropsicologici del disturbo, nonché alcune caratteristiche degli interventi farmacologici previsti e la capacità di saperli riconoscere e comprenderne.

E' importante  a livello scolastico saper redigere, lavorare o semplicemente leggere un PEI piuttosto che un PDP. Il PEI (PIANO EDUCATIVO INDIVIDUALIZZATO) consiste nel progettare una programmazione scolastica specifica sul singolo caso dove gli obiettivi da raggiungere si differenziano da quelli dell’intera classe in quanto vengono ridotti e semplificati.

Il PEI è strettamente correlato al PDP (PIANO DIDATTICO PERSONALIZZATO): quest’ultimo riguarda il saper personalizzare sul singolo caso, le scelte didattiche adottate dagli insegnanti per la realizzazione degli obiettivi specifici programmati tramite il PEI. In sostanza questo tipo di misura riguarda il saper calibrare le proprie modalità di insegnamento sulle capacità specifiche di apprendimento dell’alunno con cui si lavora. Bisogna sottolineare come gli obiettivi specifici da raggiungere, pur se calibrati sul singolo caso e differenziati su alcuni aspetti rispetto alla classe, non dovrebbero e non devono essere modificati o stravolti rispetto ad essa, ma mantenere le stesse finalità didattiche ed educative della classe all’interno della quale l’alunno in questione è inserito, proprio per evitare lo sviluppo di situazioni di ansia, disistima e ripercussioni sull'autoefficacia.

N.B.

Non di rado, associata all' ADHD si presenta la DOP, disturbo oppositivo provocatorio rendendo molto più complicata la gestione del bambino/ragazzo, che esibisce livelli di rabbia persistente, irritabilità e comportamenti che causano compromissione all'adattabilità sociale e all'integrazione con la casse. Non è detto che la comorbidità tra ADHD e DOP possa portare al riconoscimento della L.104, dipende dalla gravità del caso, da altri sintomi compresenti, ma soprattutto dalla commissione esaminatrice